Cibo di strada

Un viaggio culturale all’insegna dello street food europeo

Letteralmente “cibo di strada”, lo street food è caratterizzato dalla preparazione e vendita di alimenti, incluse le bevande, già pronti per il consumo che spesso avviene in strada o in altri luoghi pubblici. La degustazione di piatti tipici può rappresentare un primo approccio per immergersi in una cultura, sia per i sapori intensi che per il calore dei commercianti ambulanti che rendono l’atto veramente informale. Infatti, è proprio l’informalità, accompagnata dalla rapidità e dal prezzo basso, che rende lo street food una delle modalità di consumo più apprezzate arrivando a contare ben 2,5 miliardi di consumatori al giorno.

L’ampiezza del fenomeno alimentare si collega ad aspetti antropologici come la messa in gioco di importanti valori culturali, identitari ed etnici, gli stessi che caratterizzano i seguenti piatti delle capitali europee dello street food identificati da Babbel:
I Paczki polacchi, simili ai Krapfen austriaci, ma con un impasto più sostanzioso arricchito da una nota alcolica a base di rum o di vodka e da una maggiore dose di burro. Il ripieno prevede una farcia di marmellata di rose o una glassa di zucchero, arricchita con scorze d’arancia candite con cui ricoprirne la superficie.
L’aringa essiccata tipica olandese è un cibo per stomaci piuttosto forti ma altamente tradizionale nella sua versione locale, broodje haring: il sandwich di aringa, cetriolini e cipolla.
I waffle belgi sono una varietà di waffle con una pastella più leggera, quadrati più grandi e tasche più profonde rispetto ai normali waffle americani.
Le crêpes francesi sono delle crespelle che si prestano per essere farcite con condimenti sia dolci che salati e si differenziano in “lisce”, servite con una spolverata di zucchero solamente, o salate alla bretone fatte con grano saraceno. La più famosa è la crêpe suzette flambè, bagnata con liquore all’arancia.
Il bretzel è un tipo di pane dalla forma caratteristica ad anello con le estremità annodate tipico dei paesi germanici, a base di farina, lievito ed acqua e spesso accompagnato da bratwurst, crauti, senape e birra, specialmente durante l’Oktoberfest.
I ćevapčići sono un cibo a base di carne trita, variamente speziata, tipico della cucina dei Paesi della penisola balcanica. Si presentano come polpettine cilindriche del diametro di un paio di centimetri e della lunghezza di 7/8 centimetri, ma sono diffuse anche versioni più tondeggianti.
Il burek è una torta salata diffusa in Turchia e nei Balcani, soprattutto in Albania, ripiena solitamente di carne, formaggio o mele. Il nome burek o börek deriva dal termine turco “bur-” che significa “arrotolare” ed è simbolo di ospitalità.
I souvlaki, ovvero “spiedino” in greco fa parte della tradizione gastronomica della Grecia: si tratta di spiedini di carne marinati in un’emulsione di olio, succo di limone e aromi e poi cotti alla griglia.
Considerato il re dello street food iberico, il boccadillo è un irresistibile panino croccante ripieno delle più svariate combinazioni: hamburger, frittate, formaggi, calamari fritti e salse di accompagnamento.
I pastel de nata, ovvero “paste alla crema”, sono delle delizie che arrivano dal Portogallo. Si tratta di piccole tortine di sfoglia farcite con una crema realizzata con panna e uova che, durante la cottura in forno, crea un goloso strato caramellato che caratterizza questi dolcetti.

Più difficile scegliere in Italia dove la lista di street food è ampia e coinvolge le tradizioni della penisola da Nord a Sud: gelato, arancini, tramezzini, cuoppo, pizza al taglio, arrosticini e olive ascolane sono infatti alcune tra le migliori prelibatezze del Bel Paese.

Curiosità: street food, tra presente e passato
Forse non tutti sanno che lo street food ha radici nell’antichità. La cultura del cibo di strada nasce ad Alessandria d’Egitto. Mentre l’origine del termine “tramezzino” fu inventato da Gabriele D’Annunzio nel 1925. Per avvicinarci più ai giorni nostri, invece, è sorprendente sapere come il termine “street food” registri oltre 2k menzioni sui social ogni mese!

Babbel è la app che ti aiuta a parlare una nuova lingua come hai sempre sognato. Nell’apprendimento di una nuova lingua, infatti, niente è più gratificante che poterla usare fin dall’inizio. Il 73% degli utenti intervistati si sente in grado di sostenere una semplice conversazione dopo meno di 5 ore di studio con Babbel.

Attualmente utilizzata da milioni di abbonati alla versione premium, Babbel permette di imparare 14 lingue a partire da 7 diverse lingue di visualizzazione ed è disponibile sia sul web che su dispositivi mobili iOS e Android. Le lezioni, brevi e compatte, si integrano perfettamente agli impegni della vita quotidiana, grazie anche alla loro suddivisione in temi utili, come ad esempio presentarsi, ordinare al ristorante o preparare un viaggio

Il metodo Babbel aiuta a restare motivati per raggiungere i propri obiettivi: gli utenti utilizzano la app in media per più di un anno. I contenuti sono creati da un team di professionisti del settore quali esperti in didattica, linguisti ed insegnanti, e sono sviluppati in maniera specifica per ciascuna combinazione di lingue e per ogni livello di difficoltà.

Babbel è stata fondata nel 2007 da Markus Witte (CEO) e Thomas Holl (CTO). Nelle sedi di Berlino e New York, l’azienda impiega un team di oltre 750 collaboratori provenienti da 50 nazioni diverse e 150 esperti di Didattica. Babbel offre un modello di abbonamento trasparente e libero da pubblicità, il cui obiettivo consiste nel far esprimere i propri utenti il prima possibile in una nuova lingua. Nel 2016 Babbel è stata nominata da Fast Company come l’azienda più innovativa nel campo dell’istruzione.

Commenti disabilitati su Un viaggio culturale all’insegna dello street food europeo